VALORANT: il nuovo fenomeno Esport è arrivato

VALORANT: il nuovo fenomeno Esport è arrivato

Sembrava un tranquillo martedì di aprile, quando ancora non si riusciva ad intravedere la fine della quarantena. Il mondo del gaming, ed in particolare la categoria dei videogiochi FPS (First Person Shooting), però, stavano per essere sconvolti totalmente da quanto Riot Games aveva annunciato alla fine del 2019: i creatori di League of Legends, da moltissimi anni ormai sulla cresta dell'onda dopo essersi imposti sul mercato con il proprio MOBA, hanno deciso di ampliare ulteriormente la propria utenza, annunciando una serie di giochi di molteplici generi diversi, sempre però ambientati nell’universo di LoL. Ad oggi ne sono usciti già due: Legends of Runeterra, un gioco strategico di carte collezionabili, e soprattutto Valorant, diventato il gioco del momento fin dal rilascio della closed beta, ottenibile dal 7 Aprile dai clienti Twitch Prime, semplicemente guardando streaming a tema sulla nota piattaforma di proprietà di Amazon.

Valorant nasce con l’ambiziosa volontà di imporsi nel mercato degli FPS (“First Person Shooting”), in particolare sul piano competitivo: forte di una struttura “a turni”, già affermata nei rinomati Counter Strike: Global Offensive e Rainbow Six: Siege. Il nuovo titolo targato Riot, proprio come il fratellone LoL, che ha compiuto dieci anni di età, sarà free-to-play dal 2 giugno 2020 e non ha requisiti hardware e di memoria così gravosi. Il tutto per porre i giocatori nelle condizioni di competere sullo stesso piano, indipendentemente dal background finanziario, e quindi permettere ad una vastissima gamma di players di entrare in partita e lottare con i propri compagni per aggiudicarsi la vittoria.

Per quanto riguarda il settore prettamente competitivo, premesso che il release ufficiale di Valorant è stato anticipato rispetto a quanto dichiarato in precedenza, proprio per il grande successo ottenuto dal titolo, Riot Games si mostra cauta: non si vuole avere la fretta di imporre, come se vogliamo era accaduto nel caso di Overwatch, un esport imposto dall’alto come era la Overwatch League. Probabile che, come insegna l’esperienza di League of Legends negli ultimi anni, si voglia dare il tempo alla commuity di familiarizzare con il gioco e, magari, iniziare già a competere sotto forma di tornei “non ufficiali”, prima di lanciare un vero e proprio campionato gestito da Riot. Quando siamo ormai a meno di una settimana dal release ufficiale, non ci resta che attendere i prossimi mesi e l’evoluzione che questo titolo avrà nel rapporto con il pubblico.